“Obiettivo 40km. Ma non prendetemi alla lettera” [Intervista a Paolo Marchetti]

Parla Paolo Marchetti, allenatore di #alecampione

Paolo Marchetti ha solo 24 anni, è ancora studente di Scienze Motorie all’Università di Pavia, ma ha già un titolo da mettere in bacheca: quello di allenatore del Campione del Mondo di paraduathlon.

Niente male, no?

Certo, vado molto fiero dei risultati! Non nego che è stata una stagione molto dura, stancante sia dal punto di vista fisico che da quello mentale, ma che è stata ripagata totalmente dall’emozione e dalla gioia provata durante la gara di Adelaide. Mi auguro che sia solo l’inizio…
Ben sapendo però che per arrivare a quel livello bisogna veramente dedicare corpo e anima “alla causa”, come abbiamo fatto Ale e io.

Ale è il tuo atleta (e anche l’oggetto della tua tesi). In futuro ti vedi sempre nell’ambito del rapporto tra disabilità e sport, oppure hai altri obiettivi?

Ora non so, sono spiazzato dalla domanda: sono concentrato sul Record. Io e Ale ci siamo conosciuti a giugno 2014 tramite l’Università e da lì abbiamo incominciato a uscire assieme in bici. Piano piano il progetto ha preso corpo, e nel frattempo ci sono stati gli Europei, e poi i Mondiali ad Adelaide… Sono successe tante cose! Sicuramente resterò nel mondo dello sport, ma ora non so dirti “cosa farò nella vita”.

Com’è l’allenamento-tipo? Ale deve seguire una dieta particolare?

Il lavoro più grande che stiamo svolgendo è sulla preparazione tecnica dello sforzo, quindi l’impostazione della bici e della mano, soprattutto per dare ad Ale la sicurezza e la tranquillità di pedalare per un’ora senza pensieri o preoccupazioni. Per l’alimentazione non ci sono indicazioni particolari: Ale non deve prendere peso, e deve mangiare di tutto e spesso.
Per il resto si tratta di simulare brevi frazioni di gara, con intensità e cadenza di pedalata simile a quella che dovra tenere nel giorno del record. Come distanza abbiamo posto l’obiettivo dei 40 km circa, ma non c’è una vera soglia… anche perché con Ale non si può mai sapere.

In che senso?

Nel senso che in gara Ale fa tempi che non riesce mai a fare in allenamento. Prendi il Mondiale: quei tempi non li avevamo mai fatti, neanche nelle condizioni migliori. Quindi noi ci poniamo un obiettivo raggiungibile, poi Ale deve sentirselo nella testa, più che nelle gambe. E già non vede l’ora di cominciare.